
"...Io ho visto la fenice morire...è un uccello stupendo. Ha un becco strordinariamente lungo, bucarellato come un flauto. Ognuno di quei buchi fa uscire un suono e in ogniuno di quei suoni vi è un segreto particolare. Quando suona col suo becco , gli uccelli ed i pesci si agitano . Gli animali più feroci tacciono. la fenice vive circa mille anni e conosce con esattezza l'ora della sua morte.
Quando quel momento arriva, riunisce attorno a sè un mucchio di foglie e fa dolorosamente uscire, dal più profondo del suo cuore puro, grida lamentose.
Tutti gli uccelli vengono ad assistere allo spettacolo della sua morte e tutti di fronte al suo esempio, si rassegnano a morire.
Accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo — grande quanto era in grado di trasportarlo (cosa che stabiliva per prove ed errori). Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l'incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza.
Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo.
Quando la fenice non ha che un soffio di vita, batte le ali ed agita le piume. Questo movimento produce del fuoco. Questo fuoco infiamma le foglie. Ben presto, legno e uccello, tutto è ridotto a brace, quindi a cenere.
Ma quando non si vede più neanche una scintilla, una piccola fenice appare in mezzo alla cenere ancora calda..."