sonate en ut major, k545, sonate facile

lunedì 18 gennaio 2010
com'è iniziato questo nuovo anno? so che morite dalla voglia di saperlo, e allora ve lo scrivo. è stato come la k 545, la mia preferita di sempre. così splendida che sembra un sogno, così splendida che ogni volta che l'ascolto mi sento felice. una felicità che nasce timida, e in un attimo esplode, magnifica. ed è questo che rimarrà nei mesi a venire del mio capodanno salisburghese... la sua atmosfera onirica, le lacrime di gioia. le stradine fitte di gente, hohensalzburg e la mia amata k 545 che leggera svolazzava ininterrottamente tra la folla, nella mia testa. camminando indietro di circa 15 anni, quando quel Mozart aux Enfants mi cambiò la vita, così che ancora oggi durante la caduta ad attacco del primo si, le lacrime sono lì lì per scender giù. c'eri tu lì, c'eri tutto, e tornare bambina mi fa sentire talmente vicina alla tua fragilità che poi scopro che nel mio ricordo mi ci vorrei chiudere per sempre. la mia ... la tua k 545, estremamente difficile, pur essendo la più facile di tutte... la sonata facile, che poi proprio tanto facile non è. se c'è un pezzo che vorrei suonare per il resto della mia vita è questo, non me ne annoierei mai. quanto, ma quanto sei bella? come fai, altera e superba, a librarti così magnificamente nell'aria, raggiungendo gli angeli, usandoci, e lasciandoci qui sotto? sei bella come il te deum di san silvestro, come le speranze e il tepore della nostra casa, come il manto di neve che ha ovattato il mio risveglio nel giorno della partenza, per rendere meno dolorosa la caduta, meno brusco il distacco... in definitiva per me innamorarsi è questo. e anche se ora sono fisicamente più lontana che mai dal locus amoenus del mio cuore, questo non lo è dai miei pensieri, dai miei obiettivi, dalle mie promesse per il duemiladieci. ad maiora.

buonanotte.

zeffiretti lusinghieri

domenica 22 novembre 2009

Zeffiretti lusinghieri,

deh volate al mio tesoro:
e gli dite, ch'io l'adoro
che mi serbi il cor fedel.

E voi piante, e fior sinceri

che ora innaffia il pianto amaro,
dite a lui, che amor più raro
mai vedeste sotto al ciel...

mercoledì 23 settembre 2009

 

"...Io ho visto la fenice morire...è un uccello stupendo. Ha un becco strordinariamente lungo, bucarellato come un flauto. Ognuno di quei buchi fa uscire un suono e in ogniuno di quei suoni vi è un segreto particolare. Quando suona col suo becco , gli uccelli ed i pesci si agitano . Gli animali più feroci tacciono. la fenice vive circa mille anni e conosce con esattezza l'ora della sua morte.

Quando quel momento arriva, riunisce attorno a sè un mucchio di foglie e fa dolorosamente uscire, dal più profondo del suo cuore puro, grida lamentose.

Tutti gli uccelli vengono ad assistere allo spettacolo della sua morte e tutti di fronte al suo esempio, si rassegnano a morire.

Accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo — grande quanto era in grado di trasportarlo (cosa che stabiliva per prove ed errori). Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l'incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza.

Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo. 

Quando la fenice non ha che un soffio di vita, batte le ali ed agita le piume. Questo movimento produce del fuoco. Questo fuoco infiamma le foglie. Ben presto, legno e uccello, tutto è ridotto a brace, quindi a cenere.

Ma quando non si vede più neanche una scintilla, una piccola fenice appare in mezzo alla cenere ancora calda..."

au revoir

martedì 15 settembre 2009
bon voyage frannie!

lost in time lost in space

sabato 12 settembre 2009
ultimo sabato d'estate e non avevo neanche intenzione di uscire, se non fosse stato che poi Sal mi ha tentata e alle ventidue ero già in sua attesa, in piazza duomo. incredibile quantità di gente lì, il sabato sera, c'era quasi più movida che sul lungomare... se vogliamo considerare i catecumenali "movida". drummeria, grilli parlanti, patate silane, cazzate e gossippate, sul tardi noto due braindeads sperduti per la strada e li porto sulla retta via, e questa è la conclusione. e non solo dell'estate, ma di miliardi di piccole cose che son solita dar per scontato, tiro le somme e abbandono pezzi di me dimenticando di dargli l'addio... ed è sempre così, chissà dove si trovano i mille pezzi della vecchia scortese fran che non gli ha concesso neanche un commiato, spersi nel cosmo, ritrovati da chissà chi... ma la mia sfiga non si sperde mai nell'universo? spiegatemelo. perché tutto sembra girare come quando inaspettatamente arriva il tizio per la foto di classe e hai capelli sporchi? o come quando hai sempre qualcosa in mezzo ai piedi e quando ti serve sembra come sparita nel nulla? beh, unica consolazione... forse presto svilupperò gli anticorpi. 

a bientot.

adagio

venerdì 11 settembre 2009
per riallacciarmi al post precedente... è venuto così bene che dopo si son messi a fare il ballo del mandriano, intendetela come volete. intanto, sta per scoccare la mezzanotte (no a dire il vero mancano 56 minuti, e non credete mai all'orologio di questo blog, è un mentitore) di sabato 12 settembre, e ho l'agenda strapiena di impegni. domattina dovrei fare di tutto! arggggggghhh, la mia pigrizia è messa sotto stress! ormai l'inverno è alle porte, e vorrei riuscire a sfuggire dalla noiosa routine che caratterizza il mio, almeno stavolta. e poi perché non voglio arrendermi all'idea che sia finito tutto, accettarlo? so che dentro di me spero ancora che ritornerà tutto come prima, che tra due mesi io sarò lì... e mi odio per questo, perché sono cosciente dell'impossibilità della cosa... al momento mi perdo nella #14 K457, perché solo di perdersi nell'aria si tratta, disciogliersi in frequenze divine...

gHoulash in making

giovedì 10 settembre 2009
gulash è sicuramente uno dei piatti più conosciuti e rappresentativi della gastronomia ungherese, che vanta molte imitazioni sia in Europa che oltreoceano. La sua fortuna è sicuramente dovuta al fatto che il gulash è un piatto, si abbastanza laborioso da preparare, ma anche molto saporito e particolare grazie all'accostamento della carne di vitello con la cipolla, il pomodoro e soprattutto la paprika, regina della cucina ungherese in generale e senza la quale il gulash non sarebbe gulash. L'origine di questa ricetta è molto povera ed è da ricercarsi tra i mandriani ungheresi che, quando trasportavano i pregiati manzi grigi dalla pianura della Puszta ai mercati di Moravia,Vienna,Norimberga Venezia, usavano preparare questa sorta di spezzatino di carne di vitello dentro un grande paiolo messo sopra un fuoco di legna all'aperto. Il nome stesso della ricetta sembra confermare questa versione visto che il termine Gulyás, ovvero gulash in ungherese, deriva proprio dalle parole gulyás, che significa mandriano,e da gulya che significa mandria. Naturalmente per molti secoli il gulash fu solo il pasto dei mandriani e della povera gente che aveva ben poco a disposizione per nutrirsi. Col passare del tempo, verso la fine del XVIII secolo che la gulyásleves,la minestra dei mandriani, dalla prateria arrivò ad essere conosciuta dalle famiglie borghesi ed a riscuotere il grande successo che ha portato il gulash a diventare il piatto tradizionale ungherese per eccellenza.

aaah paprika, paprika, quanta paprika! ne avrò messa tanta quanto l'abbiamo cercata, per ripicca.  fare il goulash è complicaterrimo, sbucci lavi lessi le patate, tagli la carne, tagli e fai dorare la cipolla nell'olio bollente, brodo, pomodori pelati... paprika, sale grosso, cottura di 2 ore... insomma, un casino! ma come dire, j'aime cuisiner! speriamo almeno che il risultato sia decente, dopo tutta questa fatica, menomale che i braindeads sono stati gli aiutanti chef (beh almeno il sir) così che non ho dovuto fare tutto da sola. Intanto -6 boys n girls, Livingdeadpool we're comin!!! vi aggiornerò più tardi sulla riuscita del gros repàs.